Servendosi degli stessi meccanismi comici de “I due gemelli veneziani” del 1747, Natalino Balasso riscrive la commedia di Carlo Goldoni in chiave contemporanea, mantenendo intatta la sua struttura ma immergendo le disavventure di due gemelli nell’Italia degli anni Settanta. Amplifica la profonda ironia di Goldoni dando vita a un’opera nuova, capace di offrire interessanti spunti di riflessione sul tema dell’apparenza. Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale al 53° Festival Teatrale di Borgio Verezzi, riscuotendo un grandissimo successo anche al Plautus Festival di Sarsina.

Foto di © Luigi Cerati

I DUE GEMELLI
libero adattamento di Natalino Balasso, da “I due gemelli veneziani” di Carlo Goldoni

regia di Jurij Ferrini

Zanetto e Tonino, i due gemelli Jurij Ferrini
Il dottor Balanzoni; Arlecchino / Vittorio Camarota
Rosaura, figlia del dottor Balanzoni promessa a Zanetto / Maria Rita Lo Destro
Pancrazio Federico Palumeri
Brighella, tuttofare in casa Balanzoni; Lelio, nipote di Balanzoni; Facchino / Andrea Peron
Beatrice, amante di Tonino; Colombina, domestica in casa Balanzoni / Marta Zito
Florindo, amico di Tonino; Tiburzio, orefice; Emissario / Stefano Paradisi

costumi Paola Caterina D’Arienzo
scenografia Eleonora Diana
luci e suono Gian Andrea Francescutti
assistente alla regia Elisa Mina
Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con Servizi Teatrali srl di Casarsa della Delizia (PN) e con la Fondazione Dravelli di Moncalieri (TO)

Si ringrazia IRIS COATINGS di Basaluzzo (AL)
Si ringraziano Francesco Fabrini e Sepidar Tari, tirocinanti del D.A.M.S. / Università degli Studi di Torino

promozione e distribuzione Chiara Attorre
produzione esecutiva Wilma Sciutto

UNA PRODUZIONE PROGETTO U.R.T. IN COLLABORAZIONE CON 53° FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI

La nuova avventura dei gemelli veneziani è ambientata negli anni ’70. “C’era” dice Natalino Balasso “una curiosa gemellarità nei giovani di quegli anni, i movimenti di protesta, gli studenti, i giovani operai si erano polarizzati su due fronti opposti: comunisti e fascisti, rossi e neri”. Erano gli anni di piombo e quando non erano criminali erano tutti giovani che desideravano divorare la vita e lottavano da opposte fazioni per un futuro migliore.

Questo sguardo – da un punto di osservazione che si trova ormai a quasi mezzo secolo di distanza – coincide con il nostro presente. E allora nel grigiore di questa modernità disperante, presente distopico dove la bugia si accoppia con bugia, fino a far della menzogna una compagna della vita quotidiana, immagino che questa commedia possa offrirci un interessante spunto di riflessione sul tema dell’apparenza. Perfino sul concetto di virtuale; che tende sempre più a sostituirsi al reale. O quanto meno a manipolare così facilmente la realtà da confonderci fino al più totale smarrimento, fino a farci cadere come allocchi nelle più improbabili fake news, nuove sottili armi di persuasione di massa.

Ecco perché la vicenda e l’intreccio – straordinariamente comico – delle disavventure di due fratelli gemelli, davvero identici, che non si vedono da anni e per puro caso si ritrovano a Verona per sposarsi, oltre ad esser motore di equivoci spassosi, può diventare un’allegoria della fallacia dei nostri sensi, delle nostre percezioni e di ciò che cade sotto di loro. Goldoni e Balasso sembrano volerci prendere in giro proprio sulla nostra poca lucidità.

Natalino Balasso si serve degli stessi meccanismi comici della commedia del 1747, per rileggerla in chiave contemporanea. Tale operazione, ha come scopo quello di rivolgersi alla nostra epoca, riavvicinando il pubblico alle vicende e alle tematiche goldoniane, non limitandosi a una semplice spolverata linguistica, ma a un vero e proprio spostamento dei personaggi e dell’ ambientazione storica.

La struttura della commedia rimane intatta, così come lo scambio dei gemelli rimane centrale nella storia, ma il tutto viene perfezionato e ripensato per una società libera, in emancipazione come quella degli anni settanta. In tal senso i personaggi diventano più complessi, più sviluppati, lontani dalla maschera stereotipica della commedia dell’arte, da cui l’autore veneziano già tentava di prendere le distanze.

Proprio grazie a questo spostamento si può godere e comprendere a pieno l’ironia più profonda di Goldoni, esaltata dallo stile sarcastico e pungente di Natalino BalassoI due gemelli è sia un classico goldoniano, che una scrittura originale contemporanea: due spettacoli in uno. Uno spettacolo di puro divertimento.

Jurij Ferrini

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Prendendo le distanze dall’originale, ma rispettandone la sostanza della trama, Balasso avvicina allo spettatore di oggi, spaesato dal bombardamento di informazioni, il gioco dei doppi, degli equivoci, nel ricercare un’identità nei meandri di una società che allora, non tanto diversamente da adesso, imponeva schemi personali e familiari difficili da disgregare. Zanetto e Torino, banco di prova di attori illustri, sono impersonati dal capocomico e regista Jurij Ferrini, bravo, disinvolto nel suo latente e costante dialogo con la platea, nel suo sfondare e arretrare oltre e dentro la quarta parete. E molto della riuscita dipende dalla frenetica, esagerata, briosa e complice recitazione e dalla sottolineata presenza scenica degli attori, che interpretano, nei quadri di irresistibile comicità, anche l’incertezza di chi tenta di capire quale sia il proprio posto nel mondo.

Maura Sesia (www.corrierespettacolo.it)


Pur non rinunciando a sottolineare l’equilibrio che caratterizza il testo originale, l’autore e il regista fanno emergere alcuni aspetti: lo sguardo impietoso del commediografo veneziano nei confronti della realtà coeva; i brividi del malessere profondo che la sostanzia e percorre; e i personaggi calcolatori, freddi e cinici che vi agiscono. In questa prova piacevole, scattante e agile hanno un ruolo rilevante le scenografie scarne, movimentate da vista dagli attori; gli abbigliamenti casual, rinunciando ai costumi paludati. Quella offerta da Balasso pertanto non è una mera attualizzazione di un testo del passato ma una riflessione critica sulla nostra storia recente. Questo lavoro si giova della convincente interpretazione della giovane compagnia. I 7 attori in scena sono impegnati in più ruoli come nel caso di Ferrini che interpreta i due gemelli, sanno rendere bene i 16 personaggi del testo di Goldoni grazie all’utilizzo consapevole di ogni strumento a loro disposizione: dal corpo scattante alla duttilità della voce, dall’architettura dello spazio scenico alla sapiente manipolazione del tempo ritmico.

Roberto Trovato (sipario.it)

> dal 20 al 25 ottobre
TEATRO NAZIONALE DI GENOVA, Teatro Ivo Chiesa

> dal 27 ottobre all’8 novembre
TEATRO STABILE DI TORINO, Teatro Gobetti

PREMIO FONDAZIONE DE MARI A MARTA ZITO

Il premio Fondazione De Mari, destinato ogni anno all’attore o all’attrice emergente che si sia particolarmente distinto al Festival di Borgio Verezzi, viene assegnato per l’edizione 2019 a Marta Zito, effervescente interprete del doppio ruolo di Beatrice, amante di Tonino, e Colombina, domestica in casa Balanzoni, nella versione de “I due gemelli veneziani” di Goldoni, realizzata da Natalino Balasso per la regia di Jurij Ferrini. 
Trepidante innamorata o combattiva servetta a seconda del personaggio così efficacemente portato in scena, Marta Zito ben rappresenta con la sua forte personalità lo spirito di Progetto U.R.T., una compagnia di giovani talentuosi ai quali va idealmente esteso il riconoscimento. Il premio Fondazione De Mari sarà consegnato alla vincitrice dal presidente Federico Delfino la prossima estate, durante una serata del 54° Festival di Borgio Verezzi. 

 

PROGETTO U.R.T
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